Siamo contenti di aver catturato la tua attenzione con una delle nostre campagne di affissioni.
Non era nostra intenzione offendere la tua sensibilità, né fare ironia su un conflitto che ha già provocato decine di migliaia di morti. Ci riferiamo a quello russo-ucraino, ma gli effetti devastanti sono comuni a ogni guerra, quale che sia la regione del mondo o la ragione scatenante.
Ovviamente crediamo a ogni singola parola che abbiamo scritto sui manifesti e sui volantini che ti hanno portato su questa pagina del nostro sito, ma il filo nascosto che lega tutte queste iniziative è nella parola “pace“.
La guerra ha moltissime conseguenze dal punto di vista economico e sociale, importantissime e per nulla marginali, ma la prima di tutte è la perdita di vite umane. Molto spesso si cerca di legittimare un conflitto con giustificazioni (casus belli) che nel migliore dei casi non sono sufficienti per portare un attacco a un’altra nazione, e nel peggiore sono del tutto artefatte, inventate e propagandate tramite i mass media per creare “la scusa” per attaccare e mantenere il supporto della propria cittadinanza all’azione bellica.
Uno dei casi moderni più eclatanti, che molti ancora ricordano, è la fialetta di antrace sventolata in diretta tv da Colin Powell, utilizzata nel 2003 come giustificazione per l’attacco USA all’Iraq. Emerse poi in via ufficiale che non erano state trovate, né furono trovate in seguito, tracce di queste presunte armi di distruzione di massa in mano al governo iracheno.
Ti ricorda qualcosa? Proprio in questi giorni di marzo 2026, l’Iran è sotto attacco da parte dell’asse USA-Israele per la sua presunta (mai comprovata) intenzione di realizzare armi nucleari e per la sua intenzione (mai comprovata) di attaccare preventivamente gli USA.
Allo schema sopra esposto, utilizzato in moltissimi conflitti nella storia, si accompagna spesso (ed è il caso dell’Iraq e dell’Iran, ma anche della Libia nel 2011) un’azione preventiva di discredito del governo che si vuole rovesciare, definendolo terrorista e tirannico, nemico della democrazia. Talvolta si tenta anche di fomentare rivolte “popolari” per creare condizioni d’instabilità e poter indebolire dall’interno il governo che si vuol rovesciare. Anche in questo caso, ciò è accaduto per l’Iran, ma non solo.
Per quanto riguarda la guerra in Ucraina, la situazione è invece più complicata.
Partiamo da lontano: tutto nasce con l’espansione NATO fino ai confini della Russia, in violazione degli accordi che portarono alla riunificazione delle due Germanie, secondo cui la NATO non si sarebbe dovuta espandere a est neanche “di un centimetro”. Questo costituisce chiaramente una minaccia per la Russia, da sempre considerato il nemico numero uno dagli USA (che sono il vero volto della NATO).
Poi ci sono i bombardamenti dei governi ucraini nelle province russofone del Donbass, che dal 2014 hanno devastato quelle zone abitate da cittadini filorussi.
Non vogliamo affermare che non ci fosse alternativa all’azione bellica di Mosca (e portare la guerra non è mai la scelta giusta), ma certamente il contesto ha un peso.
Per approfondire proprio il contesto, ben più complicato di come abbiamo sintetizzato qui, prova a leggere questo articolo.
Ciò chiarito per onestà intellettuale, resta una tragedia la morte delle decine di migliaia tra soldati e civili di una e dell’altra parte.
3 miliardi dei nostri euro inviati dall’Italia all’Ucraina fino a oggi, marzo 2026

Ma non meno tragico è il destino di chi, rappresentato suo malgrado da governi scellerati, spesso asserviti a potenze estere o sovranazionali, vede il proprio Paese alimentare un conflitto che non è il suo:
- inviando armi che non fanno altro che prolungare gli scontri, e quindi il massacro su ambo i fronti, e che poi creano ad arte una “carenza” di materiale bellico che dovrà quindi essere rimpiazzato acquistando per noi nuovi armamenti.
- varando sanzioni che danneggiano più noi che il paese a cui sarebbero mirati.
- rinunciando a rapporti commerciali di lunghissimo corso, per noi estremamente naturali e vantaggiosi (vista la nostra posizione geografica e storica), come l’acquisto di gas naturale dalla Russia a basso costo e con trasporto via gasdotto, anziché via mare a costo quattro volte superiore tramite navi gasiere e rigassificatori
- conducendo una sorta di damnatio memoriae e una censura su larga scala di tutto ciò che di bello ci ha regalato la Russia in termini di letteratura, musica e arte in generale. Una tecnica usata notoriamente sia dall’inquisizione che dai nazisti con i famosi roghi pubblici di libri messi all’indice e ora mutuata dall’Europa quasi all’unisono ai danni della cultura sovietica.
Tutte queste azioni dilapidano le nostre tasche, senza alcun effetto positivo né per la Russia né per l’Ucraina.
Precisiamo inoltre che il protrarsi del conflitto è dovuto in modo quasi esclusivo al supporto economico e bellico donato all’Ucraina dagli USA e dalla UE, Italia inclusa. Quindi ora che gli USA si sono in parte sganciati dal supporto all’Ucraina, avremmo di fatto il potere di decidere, come UE, se far proseguire o meno il conflitto, cessando a nostra volta il sostegno.
Comprendiamo l’orgoglio nazionalista di qualunque Paese (per quanto per l’Ucraina si potrebbe parlare quasi di orgoglio nazionalsocialista, viste le tendenze di alcune branche dell’esercito regolare) a volersi difendere dalle aggressioni esterne; ma anche senza gli elementi del contesto sopra citati, resta il fatto che ormai l’unica speranza per l’Ucraina è limitare i danni trovando un accordo di pace. Accordo che, ahimè, più tarda e più verrà scritto col sangue dei caduti.
Ricapitolando: preservazione di preziose vite umane, vantaggi economici, sociali e culturali; questi sarebbero i benefici per tutti ove fosse siglato un accordo di pace tra Russia e Ucraina. Un accordo che inevitabilmente tenga corto dei rapporti di forza e della situazione attuale sul campo e non pretenda utopisticamente di riportare indietro il tempo e la cartina geografica a qualche anno fa.
+395 miliardi di spese militari per l’Italia entro il 2035 per adeguarsi al 5% voluto dalla NATO e almeno +88 miliardi entro il 2028 per il piano di riarmo europeo
C’è poi da considerare il folle aumento delle spese militari per arrivare al 5% del PIL, concordato dai membri NATO nel vertice dell’Aja di giugno 2025.
E non meno importante sarebbe per l’Italia tirarsi fuori dal folle piano di riarmo europeo, che trae le sue fittizie giustificazioni proprio dalla presunta minaccia russa. Ecco perché i temi sono strettamente collegati.
Speriamo ti unisca a noi nel diffondere questo messaggio di pace molto pragmatico e per nulla idealistico.
Grazie per l’attenzione, e se ti va vieni a trovarci nella nostra sede di Borgo dei Cappuccini 25, Livorno, per discutere con noi di queste e altre tematiche durante le nostre assemblee popolari aperte del mercoledì sera. Oppure negli orari di apertura per tutte le altre iniziative, che trovi a questo indirizzo.
