“Con il Vietnam nel Cuore”: cronaca di una mostra fotografica
– di Maria Rita Battaglia

“La storia insegna ma non ha scolari”, scriveva Gramsci, ed è per metterla in cattedra di nuovo che Libertà Livorno ha ospitato dal 30 maggio al 2 giugno 2026 la mostra fotografica dal titolo “Con il Vietnam nel cuore. Resistenze di ieri e di oggi. Voci e immagini dei popoli”.
Iniziativa che, nel contesto di un’animata festa di quartiere, ha brillato per contrasto. Lo stile, del resto, è quello di Libertà Livorno, movimento apartitico e nonviolento nato nel 2021 per ribadire l’inviolabilità delle libertà fondamentali, messe a repentaglio nella dichiarata emergenza pandemica. Nella sede del Centro culturale le foto della gente che spontaneamente scendeva in piazza in quel frangente, da cui è nato il movimento, hanno fatto il paio con quelle degli anni ‘70, quando i livornesi manifestavano per la libertà del popolo vietnamita e la contestazione degli Stati Uniti, artefici di una guerra tra le più emblematiche del secolo scorso. Alla protesta se ne unirono altre, come quella contro la leva militare obbligatoria.
Inaugurazione
C’era anche Marcello Lenzi, in quei cortei. Maestro livornese in pensione, allora giovane segretario della sezione del Pci di piazza Manin, è a lui che è stata affidata l’inaugurazione della mostra.
Davanti a un pubblico attento, per prima cosa Lenzi ha aperto la custodia del triplo Lp live di Woodstock – lo storico concerto del ’69 per dire no a una guerra da 3.8 milioni di vittime tra Vietnam e paesi alleati, e 58mila tra i soldati americani –, quindi ha iniziato a raccontare. Ad ascoltarlo, anche altri giovani di allora, quando la contestazione di piazza, specialmente giovanile, era ancora la prassi, e la consapevolezza della storia un diritto, oggi messo in discussione nella pubblica istruzione. Non senza commozione, Lenzi ha rievocato le vicende di quegli anni, e tra i suoi ricordi c’erano episodi visibili anche nel percorso espositivo, come quello di Piazza Grande, quando un fantoccio con le fattezze di un soldato “yankee” e la scritta “killer” venne fatto scorrere sulla linea elettrica del filobus, oppure la celebre sostituzione, su una nave mercantile, della bandiera statunitense con quella vietnamita, protagonisti i coraggiosi portuali livornesi, che dalle autorità furono “solo” redarguiti verbalmente, con toni di paternalistica indulgenza.
Qua sotto, il video integrale dell’inaugurazione:
La mostra

Una documentazione storica d’eccezione, quella esposta: fotografie in bianco e nero (più vere che a colori) dell’impari ma strenua resistenza di un popolo contro un esercito, tratte da un volume-mostra dal titolo “Vietnam unito, libero, indipendente”, pubblicate all’epoca dal partito comunista, con il cuore storicamente a sinistra, per fare conoscere nelle sezioni, nei circoli, tra la gente, gli orrori di una delle guerre imperialiste a firma Usa divenuta emblema di ogni ingiustizia.
“Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace”. Così infatti recitava la locandina, in apertura della mostra, di una manifestazione nazionale studentesca “per la libertà del Vietnam”, in risposta all’appello degli studenti americani.
Oltre alle immagini della guerra, le foto dei protagonisti del conflitto, tra i quali, insigniti entrambi del premio Nobel per la Pace nel ‘73, gli interlocutori delle trattative: lo stratega della Casa Bianca Henry Kissinger, e Le Duc Tho, tra i fondatori del partito comunista indocinese. Un premio che il segretario di Stato del presidente Nixon accettò, e il diplomatico vietnamita rifiutò, considerando, a ragione, la pace ancora lontana.
Non solo foto

In parallelo alle foto d’epoca, immagini dei tanti conflitti armati del mondo e delle resistenze dei popoli oggi, compresa la prima visibile in rete “in tempo reale”, quella del popolo palestinese, vittima a Gaza, ma anche in Cisgiordania, di genocidio da parte del governo israeliano.
Nell’altra sala, due quadri a tema di Monica Fortebraccio e proiezione di spezzoni dai film “La Bambina di Hanoi” e “Chuyện Của Pao” e il servizio “Livorno: unità contro l’imperialismo” tratto dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (visibile integralmente qui).
Ad arricchire ulteriormente la mostra, una piccola esposizione di vestiti tradizionali vietnamiti.
Infine, le locandine delle iniziative organizzate dal movimento Libertà Livorno per informare su tutti i conflitti in corso e andare oltre narrazioni dominanti e semplificazioni mediatiche.
Conclusioni
“La mente dimentica, purtroppo, e questa mostra ha ricordato con intensità quanto la famigerata ‘esportazione di democrazia’ occidentale uccida e distrugga interi popoli, oggi come allora. Pace, pace, è quello di cui abbiamo bisogno”.
Così un commento firmato sul libro degli ospiti della mostra.
Un’iniziativa che mettendo a confronto le guerre del presente e del ‘900, ha evidenziato analogie e responsabilità che oggi, come allora, appartengono alla comunità internazionale, occidentale specialmente, e ha “messo in mostra” la necessità e l’urgenza della pace.
– Maria Rita Battaglia
Note sul futuro della mostra
Considerando la qualità dell’allestimento, in contrapposizione al tempo ridotto di esposizione, dovuto alle altre attività del nostro centro culturale, Libertà Livorno si sta già adoperando per portare questa esposizione in altri luoghi. Ci rendiamo disponibili anche a dare una mano con l’allestimento.
Chi fosse interessato può scriverci a:






























